Allevamento
20 gen
Per prima cosa impariamo a conoscerli: un riassunto del libro
“IL CAVALLO – Tutti i perchè” di DESMOND MORRIS
Se è vero il detto che il cane è il migliore amico dell’uomo è altrettanto vero che il cavallo può essere giustamente definito “il migliore schiavo” dell’uomo. Infatti, per migliaia di anni i cavalli sono stati bardati, cavalcati, speronati e frustati, per non parlare del loro utilizzo spietato in mezzo ai campi di battaglia. Per secoli i cavalli sono stati costretti a trainare pesanti carichi per poi concludere la loro esistenza dal macellaio. Questo interminabile sfruttamento ha origine dall’incredibile capacità del cavallo di cooperare con l’uomo e di fare del suo meglio per accontentarlo. Questo temperamento dell’animale, spesso causa della sua rovina, deriva dalla sua socievolezza (allo stato brado). In natura, i cavalli vivono in branco, in piccoli gruppi dove la cooperazione è forte quanto la competitività e dove l’affetto reciproco è talmente sentito da poter essere facilmente trasferito in un legame uomo-cavallo. Sfortunatamente per il cavallo, finisce sempre che è l’uomo a dominare, sia letteralmente che in senso metaforico. Gli è costata cara al cavallo la sua docilità! Contenporaneamente, però, ci sono il grande amore e il rispetto che l’uomo nutre per il cavallo, oggi più che mai. Infatti, per ogni esempio di brutalità (come la nevrectomia, i vescicanti, ecc..), vi sono molti casi di devozione umana nei confronti di questo animale, esemplificati dalle attenzioni e dalle cure prodigate per lui. Oggi, insieme all’uomo crudele che maltratta il suo cavallo, c’è anche un esercito di appassionati di cavalli, pronti ad alzarsi all’alba e a sopportare continue fatiche per fare in modo che i loro adorati compagni siano ben tenuti. Edward Topsell scrisse che il cavallo possiede “un corpo singolare e uno spirito nobile, la cui caratteristica principale è un’inclinazione amorevole e rispettosa al servizio dell’uomo, per cui non fallisce mai, nè in guerra nè in pace… e quindi…dobbiamo considerarla la creatura più nobile e più necessaria di tutte le bestie a 4 zampe”. La chiave della particolare attrazione esercitata dal cavallo si può riassumere nelle parole “nobile e necessaria”, perchè è proprio il contrasto tra il portamento altezzoso di questo animale e il suo atteggiamento servile all’uomo a renderlo così irresistibile. … Il segreto dell’attrattiva equina sta nel fatto che l’animale si comporta come uno schiavo nei confronti dell’uomo, pur conservando ugualmente il suo nobile aspetto. E’ il nostro umile servitore, anche se ha un atteggiamento aristocratico, ed è proprio questo contrasto a renderlo “magico”. E’ stato così fin dall’inizio del processo di domesticazione della specie equina, che l’uomo è caduto nell’incantesimo del cavallo ed è stata una caratteristica in particolare a incidere maggiormente: quella della velocità. Anche le zampe veloci di questo animale hanno avuto la loro importanza nel creare quell’immagine di nobiltà che abbiamo del cavallo. Allo stato brado, esso si muove velocemente nelle pianure, brucando l’erba, e nel corso di milioni di anni ha dovuto evolversi, creandosi l’elegante struttura muscolare dell’atleta. I movimenti rapidi richiedono un certo tipo di struttura corporea e noi, in quanto atleti, l’apprezziamo molto. Anche noi, come specie, siamo dei veloci corridori e questo crea un legame con il cavallo, che ammiriamo profondamente per il suo passo elegante e la sua grazia. Dal punto di vista psicologico, esso diventa un prolungamento del nostro corpo: seduti in groppa, ci sentiamo un unico essere invincibile che galoppa, il potente centauro dell’antica mitologia. Anche se può sembrare strano e pur ammirando entusiasticamente questo esemplare della specie equina, non riusciamo ancora ad apprezzarlo per ciò che vale veramente, cioè come l’esponente di una specie dotata di una notevole espressività, di un linguaggio corporeo e di un comportamento sociale veramente evoluti. Si può essere abili cavallerizzi, o cavallerizze, e non comprendere ugualmente fino in fondo la natura “equina”.
LE ORECCHIE
E’ raro che le orecchie del cavallo siano immobili. Infatti, come radar, esse si muovono continuamente captando anche i suoni più deboli provenienti dal mondo circostante. La posizione delle orecchie varia a seconda dell’umore dell’animale e può dunque servire come segnale per capirne il comportamento. Un cavallo, per esempio, può valutare la situazione emotiva di un suo simile osservando semplicemente la posizione o il movimento delle orecchie. Questi organi hanno dunque un duplice ruolo: ricevono segnali sonori e trasmettono segnali visivi. Questi ultimi sono particolarmente utili perchè le orecchie del cavallo sono ben visibili. Altri animali ungulati, come i bovini, le antilopi o i cervi, sono provvisti di corna che tendono a nascondere il movimento delle orecchie. Nei cavalli, invece, non essendo coperte, sono molto visibili anche da notevoli distanze o in controluce. Passiamo ora a descrivere il linguaggio trasmesso dagli equini per mezzo delle orecchie. Quando sono “neutrali”, l’animale le tiene sollevate, con l’apertura in avanti e in fuori. In questo modo, esse scandagliano la zona davanti al cavallo e sui 2 lati. E’ la posizione di base che consente all’animale di analizzare nel modo migliore l’ambiente che lo circonda, ma appena arriva un suono strano, una o tutte e due le orecchie ruotano istantaneamente per affrontare la situazione ed esaminarla al meglio. Se il suono è veramente strano e preoccupante, il cavallo gira anche la testa o addirittura tutto il corpo verso la sorgente sonora, tenendo le orecchie in modo tale da rivolgere l’apertura direttamente verso il suono. Le “orecchie tese” sono tipiche del cavallo vigile, spaventato o anche solo interessato e si osservano più frequentemente durante gli incontri frontali. L’opposto delle orecchie tese sono le orecchie “a mo’ di aereo”: in questo caso, esse sporgono di lato, con l’apertura diretta verso il terreno. Sono le orecchie di un cavallo stanco o sonnolento, oppure ancora di un animale che ha perso ogni interesse per il mondo che lo circonda: esse indicano chiaramente che il nostro amico è in uno stato di prostrazione psicologica. A volte la posizione delle orecchie è ancora più marcata e allora si parla di “orecchie penzoloni”, perchè pendono mollemente da una parte e dall’altra della testa. E’ un atteggiamento che si osserva quando l’animale è molto sonnolento, oppure è addirittura sofferente e vuole allontanare da sè qualunque messaggio sonoro. Inoltre, il cavallo si serve di questa posizione delle orecchie per esprimere un segnale di inferiorità durante i combattimenti per il raggiungimento della supremazia o gli incontri sociali carichi di tensione. In pratica, il cavallo più debole vuole trasmettere questo messaggio:” Non sto lottando contro di te. Ho gettato la spugna, tu sei il capo, quindi ora lasciami in pace”. A volte, quando un animale viene cavalcato adotta una posizione speciale delle orecchie, basse e rivolte all’indietro, per trasmettere un segnale particolare. In questo caso, esse sono protese di lato, ma l’apertura è diretta verso il cavaliere: così facendo, il cavallo vuole indicare che ha paura del suo compagno ed è sottomesso. La posizione laterale dell’organo uditivo rivela la sottomissione dell’animale, mentre il fatto che sia rivolto indietro sta a dimostrare la necessità dell’animale di captare il minimo rumore proveniente dalla temibile figura che gli sta in groppa. Questa posizione delle orecchie è molto frequente tra i cavalli con proprietari cattivi, però si osserva anche quando il maschio e la femmina si incontrano per l’accoppiamento. In questo caso, spesso la femmina adotta tale posizione delle orecchie quando il forte desiderio sessuale la spinge ad avvicinarsi allo stallone: la cavalla è attratta dal maschio, ma nello stesso tempo ha paura e lo fa capire con la posizione delle orecchie. Per lo stallone, invece, quei segnali emessi con le orecchie agiscono da potente stimolante sessuale e lo rassicurano sul fatto che non riceverà un bel calcio mentre si sta avvicinando da dietro. Se la paura si trasforma in panico accecante, però, le orecchie si voltano: sono più erette e nello stesso tempo si muovono di scatto e si girano continuamente. Un cavallo con le orecchie che si muovono di scatto può anche imbizzarrirsi di colpo per il panico. Dall’altra parte della scala emotiva, dove regnano sovtrani la rabbia, l’aggressività e il desiderio di dominio, il cavallo si serve del caratteristico messaggio delle orecchie appiattite: in questo caso, l’animale abbassa le orecchie sulla testa, in modo che non si vedano quasi per niente. Visto di profilo, un cavallo arrabbiato sembra senza orecchie e, a questo proposito è stato suggerito che una delle ragioni per le quali l’uomo riesce a dominare così bene il cavallo è da attribuirsi al fatto che probabilmente l’essere umano gli appare sempre molto feroce e prepotente con quelle sue orecchie attaccate alla testa. Effettivamente, nel linguaggio equino questo messaggio deve renderci davvero molto pericolosi, ma non c’è niente che il cavallo possa fare – o, perlomeno, così la pensa lui – per cambiare il nostro atteggiamento dispotico. Infatti, per quanto sottomesso sia l’animale, noi non rizziamo mai le orecchie in segno di saluto, nè le facciamo ricadere mollemente di lato con aria sonnolenta o remissiva. C’è una ragione molto valida che spiega come mai il segnale con le orecchie appiattite sia il più aggressivo. Esso, infatti, deriva da un atteggiamento “protittivo” assunto dai primi cavalli per mantenere le orecchie più al sicuro possibile da eventuali attacchi di rivali. Piegate indietro, esse sono meno facilmente oggettto di morsi o lacerazioni ed è per questo motivo che durante il corso dell’evoluzione tale atteggiamento di difesa personale è entrato a far parte del linguaggio corporeo quotidiano del cavallo. Invece di essere riservato unicamente ai momenti di lotta vera e propria, oggi esso viene impiegato come segnale di minaccia quando 2 cavalli rivali si incontrano. L’animale più aggressivo appiattisce le orecchie e, così facendo, dice:” Se vuoi la guerra, io sono pronto”. L’altro può reagire sia con la sottomissione che con il contrattacco. In questo modo, spesso le dispute si risolvono senza dover ricorrere a combattimenti feroci, in quanto i messaggi con le orecchie sostituiscono validamente morsi e calci. Esiste inoltre una situazione particolare in cui le orecchie reagiscono in 2 modi strani: se un cavallo è drogato, il suo stato fisico viene tradito in maniera inequivocabile dal comportamento strano delle orecchie. Infatti, se l’animale ha ricevuto un calmante, le orecchie gli ricadono mollemente di lato, anche quando si trova in stato di attività fisica: mentre cammina, sbattono di qua e di là, come se non fossero più governate dai muscoli. Se invece il cavallo ha ricevuto uno stimolante, le orecchie saranno completamente rigide. Sono 2 situazioni che possono far nascere qualche dubbio nei confronti di un particolare cavallo che si comporta in modo strano prima di una gara. Infine, non bisogna dimenticare che durante la giornata il cavallo muove continuamente le orecchie (sempre che si tratti di un esemplare normale e non sia stato drogato o che non sia affetto da un’otite), per captare nuovi suoni. Un paio di orecchie che si muovono di qua e di là sono indice di attenzione e di interesse da parte dell’animale. I cavalli gregari si rendono immediatamente conto dell’interesse di un altro esemplare del branco per qualcosa che si svolge a una certa distanza, in una particolare direzione. A quel punto, anch’essi possono servirsi dei loro organi uditivi. Si tratta di movimenti direzionali indipendenti da altri fattori: se, per esempio, il rumore proviene da dietro, le orecchie ruoteranno in quella direzione indipendentemente dall’umore generale del cavallo. Soltanto quando l’animale avrà terminato di ascoltare, esse ritorneranno alla loro tranquilla posizione di base. I cavalli imparano velocemente la differenza tra i segnali brevi, di attenzione, e quelli più lunghi, che si riferiscono all’umore. Anche noi possiamo impararli facilmente e, una volta compreso questo linguaggio che i cavalli trasmettono con le orecchie, in un solo colpo d’occhio riusciremo a capire lo stato emotivo dei nostri animali e a penetrare più a fondo nel loro universo. QUAL E’ IL GRADO DI ACUTEZZA UDITIVA DI UN CAVALLO? Sicuramente migliore del nostro. Infatti, le sue sensibilissime orecchie sono in grado di captere una gamma molto più vasta di suoni, dalle frequenze più basse q quelle più alte. Il cavallo ha un udito molto più fine del nostro, a tutti i livelli. Un essere umano adulto ha la capacità di percepire fino a 20.000 vibrazioni al secondo, ma essa si riduce a 12.000 intorno alla sessantina. In base a certi esperimenti sui cavalli, si è potuto stabilire che essi riescono a sentire fino a 25.000 vibrazioni al secondo, cioè decisamente più di noi, però anche nel loro caso la capacità uditiva diminuisce con l’età. Il cavallo ha un udito più fine del nostro per via delle sue grosse orecchie incredibilmente mobili. Manovrate da non meno di 16 muscoli, esse riescono a descrivere una rotazione di 180° e a individuare la fonte di particolari suoni anche da una notevole distanza. Chi possiede un cavallo spesso avrà notato come l’animale reagisce ai rumori ancora prima che il sou padrone riesca a udire qualcosa. Alcuni insistono nel sostenere che i loro esemplari sono dotati di un sesto senso, tale è la capacità di questi animali di percepire certi fenomeni naturali: per esempio un temporale in arrivo, un forte vento o un terremoto. Per essere certi di questa loro capacità, tuttavia, bisognerebbe studiare le reazioni di un cavallo completamente sordo: probabilmente, non si tratta assolutamente di reazioni “misteriose” e il cavallo in realtà percepisce dei suoni debolissimi ancora troppo lontani per l’orecchio umano. Probabilmente, la percezione di un terremoto avviene nello stesso modo: i terremoti, infatti, vengono preceduti da vibrazioni geofisiche a bassa frequenza che l’animale è in grado di udire. Spesso gli abitanti di zone sismiche hanno notato che i loro cavalli si agitano moltissimo ed emettono dei suoni proprio prima che arrivi il terremoto: un avvertimento utile e tempestivo per uomini non altrettanto sensibili. Con questo non voglio dire che i cavalli non siano dotati di un sesto senso, bensì che dovremmo essere cauti nel ritenere che si tratti di tale capacità quando ci troviamo di fronte a una reazione equina per noi incomprensibile. Comunque, se riuscissimo ad eliminare tutti i normali sensi, cioè l’udito, la vista, l’odorato, il gusto e il tatto, probabilmente scopriremmo che il cavallo, come molte altre specie, è in grado di reagire a sollecitazioni come quelle del campo magnetico della terra. Molti cavallerizzi, disarcionati dai loro destrieri durante una passeggiata pomeridiana, si sono meravigliati vedendo in che modo i loro animali avevano ritrovato la via di casa, anche in luoghi sconosciuti e al buio. Casi come questi possono essere esempi di un udito particolarmente sviluppato – le orecchie mobili del cavallo, infatti, sono in grado di captare suoni lontani e familiari – o addirittura di una sensibilità straordinaria nei confronti del “campo magnetico” del territorio intorno a casa. In ogni caso, una cosa è certa: i cavalli sono perfettamente “in sintonia” con l’ambiente in cui vivono. La sensibilità di questi animali è talmente forte che un ambiente particolarmente rumoroso può essere addirittura angoscioso per loro. A questo proposito è stato osservato che certi esemplari tenuti vicino ad aeroporti o strade molto trafficate spesso diventano molto tesi. Probabilmente, quella che per noi sarebbe solo una spiacevole cacofonia, per un cavallo arriverebbe addirittura a livelli di un insopportabile frastuono. In una certa misura, l’animale è in grado di “abbassare il volume” appiattendo le orecchie, ma non è sufficiente e quindi bisognerebbe evitare con cura le zone particolarmente rumorose, se possibile. I cavalli usati dalla polizia e nelle parate devono essere addestrati a comportarsi in modo assolutamente innaturale, cioè non devono reagire a grida, applausi, rumori di tamburi e di bande musicali durante le cerimonie o manifestazioni pubbliche, e questo richiede molta pazienza e un lungo addestramento. Nonostante le loro reazioni naturali siano state soffocate in questo modo, però, nel gran giorno li si può vedere sussultare e contrarsi alle esplosioni di suoni. Non si impennano e non fuggono in preda al panico come vorrebbero fare, ma con il loro linguaggio corporeo ci fanno chiaramente capire che non sono affatto calmi perchè le loro delicate orecchie sono bombardate da stimoli angosciosi. C’è comunque un vantaggio in questa sensibilità del cavallo al rumore e cioè che un cavallerizzo intelligente può facilmente insegnare all’animale a rispondere a semplici parole di comando, pronunciate con dolcezza. Come i cani, anche i cavalli possono obbedire a parole come “fermo”, “vai”, “si” e “no”- e a molti altri comandi – ma per qualche ragione l’abilità dell’animale non viene sfruttata appieno, anzi in alcune competizioni è vietato l’uso della voce. Alcuni cavallerizzi ritengono, a torto, che sia sbagliato parlare a un cavallo e che tutti i comandi debbono essere impartiti con mezzi fisici, ma un comportamento del genere non tiene conto di uno dei maggiori attributi di questo animale: il suo udito sviluppatissimo.
LA VOCE
Il repertorio vocale di un cavallo non è vasto e i suoni che l’animale produce sono tutt’altro che musicali, comunque è grazie a questo suo semplice e utile linguaggio a base di sbuffi e nitriti di vario tipo che il cavallo riesce a trasmettere le proprie variazioni di umore. Si possono distinguere 8 suoni fondamentali: -1. LO SBUFFO: Con questo verso, l’animale vuole trasmettere il seguente messaggio: “Qui può esserci una situazione di pericolo”. E’ l’espressione vocale di un cavallo che si trova in una situazione conflittuale, che ha paura ma nello stesso tempo è curioso. Probabilmente ha visto qualcosa che lo interessa, ma che lo rende un po’ diffidente, e lo sbuffo assolve contemporaneamente 2 funzioni: libera gli organi di respirazione dell’animale, preparandoli all’azione, e nello stesso tempo mette in guardia gli altri membri del branco, avvisandoli dell’eventualità di pericolo. Poichè il cavallo che sbuffa è rivolto verso la possibile minaccia, questa espressione vocale serve anche come indicazione della provenienza del pericolo per gli altri suoni simili. In un certo senso, è la versione equina dell’abbaiare più sonoro di un cane, solo che il cavallo che sbuffa – a differenza del cane che abbaia – può essere avvertito da una distanza inferiore ai 50 metri. Questo significa che se l’animale ha individuato qualcosa di sospetto in lontananza, può avvertire i suoi simili senza rivelare la presenza della mandria a quello che potrebbe essere un predatore in agguato. Lo sbuffo è una potente espirazione d’aria attraverso il naso, con la bocca chiusa. Dura dagli 8 ai 9 decimi di secondo ed è accompagnato da una udibile vibrazione delle narici. Di solito, l’animale tiene alte la testa e la coda e tutto il suo corpo denuncia uno stato di forte eccitazione e di preparazione alla fuga. Il cavallo se ne serve più spesso quando si accorge di qualche strana figura in lontananza, tuttavia lo sbuffo viene usato frequentemente anche nelle sfide tra stalloni. Ancora una volta è un atteggiamento rivelatore di intenso interesse e ansietà: uno stato conflittuale. -2. IL NITRITO CORTO E RAUCO: Si tratta di un segnale di difesa. In un incontro caratterizzato da una certa aggressività, esso vuole trasmettere il seguente messaggio:”Non provocarmi”. In questo modo, l’animale suggerisce al suo rivale che se non desiste, ci sarà una rappresaglia da parte sua. Anche la giumenta che allatta emette questo tipo di nitrito in segno di protesta quando ha le mammelle dolenti e il puledro le fa male. La stessa espressione vocale si può osservare nel caso di una cavalla che reagisce alle avances di uno stallone che la corteggia. In questi casi, comunque, il nitrito corto e rauco funge da segnale di protesta e significa:”basta”. Nell’accoppiamento, invece, vi può essere un’ulteriore sfumatura e il messaggio potrebbe suonare così: “basta, mi piace”. Questo tipo di nitrito varia notevolmente di intensità, da un solo decimo di secondo fino a un minuto e 7 secondi. Quando è molto forte, si può avvertire anche da una distanza di quasi 100 metri; i nitriti più alti si sentono durante gli accoppiamenti. Solitamente l’animale produce questo suono con la bocca chiusa, ma talvolta si possono osservare gli angoli delle labbra leggermente aperti. -3. IL NITRITO DI SALUTO: In questo caso si tratta di un suono basso e gutturale, leggermente vibrato, di cui l’animale si serve per esprimere la sua amicizia, come se dicesse:”Vieni qui”. E’ un suono che il cavallo emette quando il suo compagno è vicino e riconoscibile e può essere avvertito anche da 30 metri di distanza. Lo si sente quando un cavallo saluta un suo simile in segno di benvenuto, ma lo si sente spesso anche all’ora dei pasti, quando il padrone gli porta da mangiare. In questi casi è stato definito nitrito “implorante”, ma in realtà si tratta piuttosto di un saluto, come se il cavallo dicesse: “Ciao, sono contento di vederti”. -4. IL NITRITO PROFONDO DELL’ACCOPPIAMENTO: Eseguito dallo stallone che si avvicina alla giumenta, anche questo nitrito è una forma di saluto, ma con una particolare sfumatura sessuale. L’equivalente umano sarebbe qualcosa come:”Ciao, bella”. Quando emette questo suono, spasso lo stallone alza e abbassa vigorosamente la testa, tenendo la bocca chiusa e dilatando al massimo le narici. Questo tipo di nitrito è più lungo, profondo e “spezzettato”: ogni stallone emette il proprio diverso nitrito di accoppiamento, in modo che la fermmina sia in grado di riconoscere il maschio che le si avvicina senza nemmeno guardarlo. -5. IL NITRITO MATERNO: E’ tipico della cavalla al suo puledrino ed è molto flebile, a malòapena udibile. La giumenta se ne serve quando è in pensiero per la sicurezza del suo piccolo e il suo dolce messaggio potrebbe essere così: “Vieni un po’ più vicino”. Il puledro risponde a questo verso fin dalla nascita, senza che vi sia stato alcun processo di apprendimento. Infatti, un essere umano riesce a farsi seguire da un puledro appena nato semplicemente imitando questo suono, tanto forte è il richiamo per il piccolo. -6. IL NITRITO VERO E PROPRIO: Questa espressione vocale incomincia dapprima con un suono acuto, una specie di squittio, e poi termina con un nitrito. E’ il suono più lungo e forte emesso dal cavallo: infatti dura mediamente 1 minuto e 5 secondi e si può sentire anche a 1 km di distanza. E’ l’equivalente equino dell’ululato del cane e l’animale se ne serve quando si trova isolato dal suo branco, oppure quando vede un altro cavallo in lontananza.Di solito il nitrito ottiene risposta e i messaggi potrebbero essere interpretati così: “Io sono qui; sei tu?”, “Si, sono io e ti sento”. E’ un’espressione vocale che aiuta a mantenere unito il gruppo o, perlomeno, a mantenere i contatti da una certa distanza. Da esperimenti effettuati, si è potuto constatare che i cavalli rispondono più vigorosamente al nitrito di elementi del loro stesso gruppo che ad “estranei”. Inoltre, le giumente sono più partecipative nei confronti dei loro puledri che verso altri cavallini. Questo dimostra che ogni nitrito è tipico di un esemplare e che rappresenta un mezzo di identificazione personale. infatti, ascoltando attentamente i diversi nitriti ci si rende conto che ognuno di essi ha la propria caratteristica speciale. Oltre alle differenze individuali, vi sono anche quelle di razza e si può distinguere il nitrito di un maschio da quello di una femmina dal breve “grugnito” col quale gli stalloni concludono la loro espressione vocale. Alcuni ritengono, a torto, che il nitrito sia un segnale di paura o di panico, ma è un’opinione del tutto sbagliata. Si tratta invece di una richiesta di informazaioni e non di un grido di allarme. -7. L’INSPIRAZIONE PROFONDA: Quando un cavallo sta lottando violentemente e si trova in uno stato di forte emotività – che può essere paura intensa o furia, o addirittura entramba le cose – a volte emette un suono che assomiglia quasi a un ruggito, oppure, a un livello sonoro più alto, a un grido. Si tratta però di espressioni vocali poco frequenti tra i cavalli domestici, a meno che non siano mantenuti allo stato selvatico o facciano parte di un grosso allevamento. -8. L’ESPIRAZIONE PROFONDA: E’ come lo sbuffo, ma senza le vibrazioni tipiche di quel suono. Si tratta di una semplice esalazione d’aria attraverso il naso e serve a trasmettere un messaggio simile a quello dello sbuffo, anche se è meno carico di tensione. Qualcosa come:”Cosa c’è?”. A volte può essere addirittura un’espressione di benessere che potrebbe essere tradotta così:”La vita è bella!”. Infine, talvolta i cavalli possono emettere una specie di grugnito o di lamento di stanchezza o di noia o di dolore, oppure possono sospirare e russare forte, ma si tratta di espressioni vocali di poca importanza nel loro repertorio. A dir la verità, il cavallo non ha un linguaggio molto complicato di suoni e non li usa seguendo uno cshema rigido: nessuno di essi, infatti, è destinato a un’unica situazione per esprimere un unico messaggio. Anche se ho accoppiato i vari suoni ad altrettanti messaggi “tipici”, in realtà ciascuno di essi può essere riscontrato in molte altre situazioni diverse in cui il significato preciso dell’espressione sonora è alterato da altri elementi. Ecco perchè le vocalizzazioni equine dovrebbero essere sempre interpretate alla luce di queste considerazioni.
COSA VUOLE COMUNICARE IL CAVALLO CON I MOVIMENTI DELLA CODA? La coda di un cavallo sale e scende come l’ago di una bilancia e ci dà un’indicazione dello stato emotivo dell’animale. Se la coda è alta, signifaca che il cavallo è vigile, attivo ed esuberante; se invece è bassa, vuol dira che l’animale ha sonno, è esausto, è sofferente, ha molta paura o è sottomesso. La spigazione di questo atteggiamento sta nel fatto che più il cavallo accellera mentre avanza, più il sistema muscolare “anti-gravità” entra in azione: questi muscoli servono a far muovere l’animale e a farlo procedere e il sollevamento della coda fa parte di tale processo. Quando il cavallo rallenta, succede esattamente il contrario e la coda viene tenuta bassa. Il linguaggio corporeo equino ha “preso in prestito” questi antichi messaggi della coda – in alto = via, in basso = stop – per trasmettere segnali particolari. Oggi il cavallo abbassa e alza la coda soltanto per lanciare un messaggio, senza neanche muovere il corpo. Un giovane cavalo impetuoso, per esempio, può avvicinarsi a un suo simile e fargli capire la sua disponibilità al gioco semplicemente sollevando la coda di scatto, il più in alto possibile. A volte l’animale arriva persino a rovesciare la coda sulla groppa, tanto è impetuoso lo scatto quando l’animale incomincia a giocare e l’invito viene subito recepito dall’altro suo simile, dando inzio al gioco. L’aspetto importante della questione è che al momento di sollevare la coda, probabilmente l’animale che invita al gioco non sta accelerando e forse è addirittura fermo. In questo caso, dunque, il messaggio “in alto = via” è stato trasformato in un “in alto = andiamo”; il movimento della coda non è più causato dall’accelerazione, ma ne è diventato il simbolo. E’ diventata, per così dire, una richiesta di accelerazione che si potrebbe tradurre in questo modo:”Corriamo via insieme a giocare”. Allo stesso modo, il cavallo fermo può abbassare la coda per trasettere questo messaggio:”Sono debole e stanco; mi affido a te perchè tu sei il capo”. Se ha molta paura di un suo simile, il cavallo può anche tenere la coda attaccata al pisteriore, quasi come un cane che va in giro “con la coda tra le gambe”. Se l’animale è molto aggressivo o teso, irrigidisce la base carnosa della coda e così essa sporge più del solito del corpo dell’animale, come se fosse un bastone peloso. Nell’accoppiamento sia lo stallone che la guimenta tengono molto in alto la coda per via dell’eccitazione del momento, ma in questo caso c’è una piccola differenza e cioè che, oltre a tenerla sollevata, la femmina la tiene anche di lato, come forma di invito sessuale. Oltre ai segnali in alto e in basso con la coda, l’animale esegue delle rapide sferzate in varie direzioni: si tratta di reazioni di irritazione quando il cavallo è infastidito da insetti o da altri elementi di disturbo. In questo caso, la coda viene usata essenzialmente per scacciare le mosche, ma il linguaggio corporeo del cavallo ha preso in prestito questo tipo di comportamento primitivo, come altri, per servirsene durante gli incontri “sociali”. Per trasmettere la sua irritazione, il cavallo ansioso, frustrato o confuso, muove la coda di qua e di là: prima di lato, poi verticalmente, poi ancora descrivendo un arco. La “mosca” che frusta con la coda è diventata solo un simbolo. Nelle gare di dressage questo movimento della coda può far perdere molti punti all’animale per via della ” resistenza”, come si dice in gergo; cioè, esso viene interpretato come un sintomo di disagio del cavallo e quindi come una cattiva preperazione da parte di chi lo monta. Quando un cavallo è particolarmente arrabbiato può far capire il suo stato d’animo agitando con più forza la coda e dando delle scudisciate rabbiose, a tal punto che i peli della coda fischiano nell’aria e possono anche fer uscire il sangue se colpiscono la pelle. In altri casi, l’animale lancia in alto la coda e poi la fa ricadere di scatto. Vuol dire che è ancora più arrabbiato. Infatti, spesso, dopo atteggiamenti come questi l’animale sferra qualche brutto calcio. In alcuni paesi si usa illegalmente un certo tipo di frusta che dà la scossa elettrica e causa una reazione molto tipica della coda. Quando riceve la scossa, il cavallo irrigidisce la base della coda, fa roteare la coda velocemente, poi la rizza in aria e la fa ricadere violentemente sul posteriore. Tutto questo avviene nello spazio di un secondo, ma è un indizio di vitale importanza per scoprire che vi è stata qualche forma di incitamento proibito.
COSA VUOLE COMUNICARE IL CAVALLO CON I MOVIMENTI DEL COLLO? I cavalli soffrono molto per le mosche e spesso eseguono un breve e rapido movimento del collo per mandarle via. La versione più conosciuta di questo movimento è lo scuotimento della testa, una vigorosa mossa laterale che solleva rapidamente una nuvola di mosche. Un altro è il sollevamento della testa e il terzo è la spinta in alto e indietro della testa. Probabilmente in origine questi movimenti venivano eseguiti per uno scopo “personale”, ma adesso sono adottati anche in situazioni “sociali”. Quando un cavallo è infastidito dal comportamento di un compagmo, che sia umano o equino, è molto probabile che manifesti la sua frustrazione e il suo fastidio agendo come se fosse tormentato dagli insetti. Alzando la testa, scuotendola o muovendola di scatto, il cavallo manifesta la sua irritazione, anche in assenza di insetti. Questo atteggiamento è l’equivalente equino della nostra “grattatina di capo” quando siamo arrabbiati. Come i cavalli, anche noi abbiamo una reazione primitiva di irritazione a uno stimolo completamente nuovo: chi ci ha fatto infuriare non è una mosca, eppure noi ci comportiamo come se lo fosse. I movimenti appena descritti non vanno confusi con gli “inchini”, nei quali il cavallo abbassa continuamente la testa e la butta indietro: di solito, cosi facendo, l’animale aumenta il suo campo visivo e vede meglio gli oggetti posti di fronte a sè. L’ondeggiamento della testa è un altro movimento che ha un significato ben preciso: in questo caso, il muso vero e proprio si muove lateralmente, mentre la punta della testa rimane praticamente ferma. E’ come se l’animale stesse schiarendosi le idee e volesse dire:”Sono pronto per agire”. Stranamente, è qusi come se l’animale stesse congratulandosi con se stesso; negli esseri umani si può osservare un indeggiamento simile della testa, quasi per vanto, che ha un significato equivalente. I movimenti in avanti della testa, come la spinta,” l’affondo” e i colpetti con il naso, sono tutte mosse per dimostrare una certa sicurezza. La spinta e l’affondo sono atteggiamenti aggressivi legati al morso, invece le musate eseguite con la punta del naso e la bocca chiusa sono molto più amichevoli. E’ come se l’animale dicesse:”Ehi, e io chi sono?”. Oppure:”Allora, su!”. E’ un atteggiamento per richiamare l’attenzione e il cavallo vi fa ricorso sia con i suoi simili che con l’uomo. Se un cavallo vuole far capire che sta cercando di evitare qualcosa, volta la testa dall’altra parte rispatto all’oggetto spiacevole. Una rapida torsione del collo, come se l’animale si volesse ritrarre, è un modo per far capire che il cavallo non gradisce qualcosa, che si tratti di un contatto fisico diretto o di un’intrusione simbolica. Il movimento serprggiante della testa (diverso dallo scuotimento del capo) è uno strano ondeggiamento laterale del collo proteso e si può osservare nel caso di uno stallone dominante che non riesce a radunare le giumente del suo branco. In origine, quei movimenti repentini equivalevano alla minaccia di un morso, ma poi nel corso dell’evoluzione si sono cristallizzati nel ritmico serpeggiare della testa. Oggi basta che lo stallone accenni il movimento perchè le giumente capiscano subito cosa devono fare. Infine, talvolta si possono osservare alcuni movimenti piuttosto antipatici del collo, compresa la strana torsione, un movimento nel quale il cavallo si volta continuamente da una parte e dall’altra, che si osserva in atteggiamenti giocosi. Sembra quasi che l’animale dica:”Voglio andare contemporaneamente in tutte le direzioni”. Però lo si nota anche in situazioni più serie in cui il messaggio non è altrettanto felice, perchè suona più o meno così: “Voglio andarmene da qui”. Ancora peggio sono i gesti stereotipati che alcuni cavalli compiono per ore e ore per ammazzare la noia dell’isolamento quando sono costretti a stare in certi piccoli box. Tra questi vi sono la “spola”, tipico anche dei pappagalli e di altri animali tenuti in gabbia che vorrebbero fuggire ma non possono, e i “movimenti circolari della testa”. Se tali atteggiamenti persistono a lungo, significa che l’ambiente in cui vive l’animale è troppo limitato e deve essere arricchito in qualche modo.
COSA VUOLE COMUNICARE IL CAVALLO CON I MOVIMENTI DEL CORPO? Il portamento di un cavallo è lo specchio del suo umore. Genericamente parlando, più il suo portamento è eretto e più l’animale è vispo. Anzi, il suo corpo sembra persino diventare più grande e imponente: la testa è tenuta alta e la coda è ritta e fiera. Per contro, se il cavallo non è così vispo ed è addirittura sonnolento, annoiato o sottomesso, la testa e la coda vengono tenute basse e il corpo è incurvato, facendo apparire l’animale più piccolo. Questo tipo di comportamento “verticale”, che può spaziare dalla vivacità all’apatia, viene chiaramente recepito dagli altri suoi simili, i quali agiscono di conseguenza. Questa regola della “verticalità” viene infranta soltanto quando il cavallo è molto agitato e reagisce scappando al galoppo. A quel punto le necessità fisiche imposte dalla forte velocità costringono l’animale ad asssumere una posizione più aerodinamica e orizzontale, nonostante l’alto livello di eccitazione. Oltre al tono generale dei muscoli, vi sono 3 caratteristici messaggi corporei che si possono interpretare facilmente. Essi sono lo “scacco”, la “spallata” e la “presentazione del posteriore”. Lo “scacco” è tipico dell’animale dominante che vuole impedire il movimento di un rivale. E’ una forma di minaccia, come se il cavallo volesse dire:”Sono io il capo”. L’animale che vuole intimidire il suo avversario si mette di traverso davanti all’altro e gli impedisce di avanzare. A quel punto il cavallo “bloccato” si trova in una specie di dilemma: o reagisce alla sfida e cerca di farsi strada, oppure accetta di venire bloccato, rimanendo docilmente dov’è o decidendo di voltarsi e andarsene. Se si ritrae in una situazione del genere, vuol dire che ammettere implicitamente la sua sconfitta e riconosce come superiore l’animale che gli ha dato “scacco”. Questo perchè il fatto di voltarsi per andarsene corrisponde a un messaggio ben preciso di cui i cavalli si servono durante il combattimento vero e proprio; è un po’ come il nostro “gettare la spugna”. Il comportamento del cavallo che dà scacco, costringendo il suo rivale a opporre resistenza o a dimostrare la sua inferiorità, è dunque un comodo sistema per rinforzare la propria posizione “sociale” senza dover necessariamente ricorrere a un pericoloso combattimento. Infatti, anche il più forte rischia di procurarsi delle ferite nel tentativo di sconfiggere il rivale più debole, e questo può essere un fattore determinante per la sua eventuale fuga, o cattura e uccisione, se l’animale vive allo stato brado. Ecco perchè qualunque sistema riesca a risolvere una disputa con un semplice atteggiamento, invece che con la violenza fisica, è decisamente preferito. La “spallata” è una versione più violenta dello “scacco”, perchè l’animale dominante spinge oltre il suo atteggiamento comportamentale, arrivando a toccare il rivale e addirittura a spingerlo. Se questa mossa non basta a intimidire l’avversario, può darsi che l’incontro si tramuti in un vero e proprio combattimento, con violente azioni fisiche, ma a questo l’animale ricorre sempre come ultima soluzione. Una delle ragioni per le quali vi sono tante proteste e contese sulla pista dell’ippodromo o al palio è dovuta al fatto che se il fantino spinge il proprio cavallo a “spallare” un suo rivale, quest’ultimo non viene soltanto intralciato ma anche intimidito psicologicamente e reagisce come se fosse stato il gesto di un animale aggressivo e dominante. Il risultato è che l’animale rallenta molto di più di quanto ci si aspetterebbe dopo un semplice “urto”. Nel gioco del polo la stessa manovra viene impiegata volutamente perchè fa parte di questo sport e, anzi, un buon pony deve essere pronto a “spallare”chiunque gli si avvicini e a non venire mai intimidito da questi contatti. La “presentazione del posteriore”, invece, è una manovra difensiva che l’animale compie ruotando il corpo in modo tale da offrire le natiche al suo rivale. E’ una forma più cauta di minaccia che si potrebbe riassumere con questa frase:”Smettila di seccarmi, o ti mollo un calcio”. In origine, questo atteggiamento è inteso come preparazione per un calcio e avvertimento di un’eventuale aggressione, nel caso che l’altro cavallo non mantenga le distanze. A livello comportamentale, invece, è quello che viene chiamato “un movimento intenzionale” perchè per mezzo di esso l’animale segnala la sua intenzione di compiere un’azione energica. Gli altri cavalli imparano presto ad accorgersi degli stadi iniziali della manovra. In questo modo, la “presentazione del posteriore” diventa una valida alternativa per il calcio vero e proprio.
COSA VUOLE COMUNICARE IL CAVALLO CON I MOVIMENTI DELLE ZAMPE? Il cavallo fa ricorso a diversi segnali con le zampe per esprimere le sue variazioni di umore. Per esempio, raspa il terreno: cioè, con una delle zampe anteriori trascina lo zoccolo nella terra e lo sposta indietro. In origine, si trattava di un movimento che il cavallo compiva per procurarsi del cibo o per sondare il terreno, ma l’animale vi ricorre anche per grattare sotto la superficie o per verificarne la resistenza. In questo caso si tratta di un’azione puramente meccanica e non fa parte del linguaggio corporeo degli equini, tuttavia se un cavallo è ftrustrato e sente fortemente il bisogno di muoversi, il suo messaggio è emotivo e non meccanico. Nel caso che qualcosa impedisca all’animale di procedere – che si tratti di paura o di un ostacolo fisico – incomincia a raspare per terra per esprimere la sua frustrazione. Il sollevamento della zampa anteriore è un segno di minaccia. E’ una versione meno violenta del calcio in avanti a cui ricorrono i cavalli quando si attaccano frontalmente. Due stalloni che lottano tra di loro possono sollevarsi sulle zampe posteriori e rampare con quelle anteriori. Il sollevamento della zampa è semplicemente un modo per dire:”Ecco cosa ti faccio se mi provochi ancora”. E’ un atteggiamento che equivale un po’ al nostro mpstrare i pugni. Il “sollevamento della zampa posteriore”, invece, è più che altro un’azione con la quale il cavallo vuol far capire che è in arrivo un bel calcione se le cose non filano dritte. L’animale se ne serve per rafforzare l’effetto della presentazione del posteriore se questa non ha avuto il risultato desiderato. A volte anche le giumente ricorrono a questo atteggiamento quando vogliono allontanare i loro puledri troppo “mammoni”. Infatti, se i cavallini sono noiosi e insistono nel voler succhiare il latte quando la madre non vuole, la giumenta si allontana sollevando con decisione la zampa posteriore che si trova più vicina al piccolo. I cavalli ricorrono ad altri due sistemi per far capire di essere un po’ irritati, cioè battono gli zoccoli per terra o scalpitano. Ancora una volta, sono atteggiamenti molto vicini al calcio, anche se la modalità è molto diversa. Quando batte gli zoccoli per terra, il cavallo alza e abbassa una zampa posteriore facendo un tipico rumore forte e ritmato. Quando scalpita, invece, il movimento è simile ma eseguito con una zampa anteriore. L’animale si serve di questi atteggiamenti quando vuole esprimere la sua disapprovazione. Per esmpio, la guimenta batte gli zoccoli quando il puledro la infastidisce e il cavallo di un maneggio scalpita se gli mettono la sella quando non vuole lavorare. Come altri segnali del corpo, anche questi sono rivolti sia ad altri cavalli che all’uomo, il quale – consciamente o inconsciamente – impara presto a interpretarli.
QUANTO PUO’ ESSERE ESPRESSIVO IL MUSO DI UN CAVALLO? Il complesso e sottile linguaggio corporeo del cavallo comprende diverse espressioni del muso che non sono complicate come quelle dell’uomo, ma che riescono ugualmente a trasmettere molti cambiamenti di umore e di emozioni. La prima espressione del puledrino consiste nello spalancare la bocca, tirare indietro gli angoli e poi, a denti scoperti, aprire e chiudere le mascelle. A volte i denti si toccano e quando succede si sente un rumore secco, tanto che certi autori sostengono che l’animale “batte i denti”. Altri, invece, puntano l’accento sull’apertura e la chiusura delle mandibole e hanno inventato l’espressione “spalancamento delle mascelle”. Altri ancora, non etologi, ma soltanto sedicenti “uomini di cavalli” dicono che il puledro “mastica”. In ogni caso, con questo atteggiamento il cavallino vuole rendere nota la sua sottomissione e trasmettere questo messaggio:”Sono un puledro e non ho intenzioni cattive, quindi per favore non fatemi del male”. Il giovane animale si compota così nei confronti di tutti i cavalli che non conosce. Quando i puledri raggiungono il terzo anno di età, l’atteggiamento viene quasi completamente abbandonato, per cui il suo significato nella vita sociale equina è indubbiamente quello di proteggere i piccoli del branco. Sulle prime l’atteggiamento appena descritto può sembrare leggermente aggressivo, come se il giovane animale stesse cercando di mordere, ma i cavalli adulti non commettono questo errore di interpretazione tipico dell’uomo e rispondono facendo ricorso al linguaggio equino. Essi, cioè, fanno finta di prendersi cura del loro corpo. Quando 2 cavalli si incontrano, spesso esprimono la loro amicizia ricorrendo alle cure del corpo: si mordicchiano vicendevolmente la criniera o qualche altra parte del corpo. Questo aiuto reciproco è possibile soltanto quando non vi è alcuna tensione tra i due. Accennando a prendersi cura del corpo, i cavalli compiono un gesto decisamente non aggressivo e il puledro, imitandone il movimento con la bocca, trasmette il seguente messaggio:”Sono ben disposto”. In questo modo, il giovane animale sfugge a qualunque forma di ostilità da paret degli adulti. L’esatto opposto di questo atteggiamento è l’apertura delle mascelle con i denti completamente esposti. E’ una vera e propria minaccia di morso di cui si serve il cavallo durante il combattimento per mettere in guardia i suoi avversari contro un attacco imminente. Spesso è sufficiente un comportamento del genere per allontanare un avversario, senza che vi sia un effettivo contatto. In occasioni meno violente l’animale esprime la sua aggressività serrando la bocca, così come in altre situazioni di tensione: cioè, la paura, l’ansia e il dolore. Le labbra molli, invece, sono tipiche di un animale pacifico o esausto; spesso anche un cavallo sonnacchioso lascia molle il labbro inferiore. Quando e sessualmente stimolato, lo stallone assume di sovente una strana espressione definita “muso di flehmen”. Il cavallo reagisce all’odore dell’urina della giumenta sollevando il labbro superiore ed esponendo i denti e le gengive. Contemporaneamente l’animale allunga la testa e sembra annusare molto intensamente l’aria: sia il movimento sia l’espressione del muso denotano un forte interesse per l’odore della femmina. Qualche volta è l’odore di una particolare sostanza chimica a scatenare la stessa reazione, sia nella giumenta sia nello stallone; altre volte la femmina assume quella strana espressione come reazione all’urina di un’altra femmina, quindi la definizione “muso da stallone” talvolta usata in questo contesto è in po’ ingannevole, sebbene maggiormente riscontrabile appunto tra gli stalloni. I cavalli arricciano le narici in segno di disgusto esattamente come gli esseri umani e, come noi, le dilatano quando sono eccitati o hanno vissuto una forte emozione. I cavalli arabi hanno le narici sempre dilatate (è una caratteristica che fa parte del loro adattamento alla respirazione nel deserto) ed è per questo motivo che danno l’impressione di essere sempre più guardinghi e agitati degli esemplari di altre razze. Se il cavallo è esausto o sofferente, di solito tiene gli occhi chiusi, mentre li tiene spalancati per la paura, l’ansia e la preoccupazione. Se il suo atteggiamento è rilassato e sottomesso, invece, gli occhi sono semichiusi, mentre sono rivolti all’interno se l’animale è arrabbiato. L’occhio del cavallo arrabbiato mostra una parte di bianco perchè il bulbo sporge in fuori ed è voltato indietro, ma è un errore pensare che tutti i cavalli che mostrano la parte bianca dell’occhio sono effettivamente ostili. Infatti, può darsi che l’animale stia semplicemente guardando indietro verso qualcosa che lo interessa in special modo.
QUAL E’ LA CAPACITA’ OLFATTIVA DI UN CAVALLO? L’aspetto fisico del cavallo è caratterizzato in particolar modo dal muso lungo, ma la forma di quest’ultimo non è tale soltanto per fare spazio ai grossi molari. Il muso allungato del cavallo, infatti, serve anche per alloggiare le ampie cavità nasali di questo animale. Si sostiene che i loro canali involuti coprano un’area pari a quella dell’intera superficie esterna di un cavallo, perciò è evidente che questi animali sono decisamente superiori all’uomo dal punto di vista della acutezza olfattiva. Essi, infatti, sono in grado di avvertire un odore proveniente anche da molto lontano e questa è una prerogativa di cui l’uomo non può assolutamente vantarsi. L’olfatto è molto importante per i cavalli selvatici, e per diversi motivi. Innanzitutto, essi devono poter identificare l’odore di un eventuale predatore affamato che può essersi appostato o sta cercando di avvicinarsi furtivamente al branco che sta pascolando. Secondariamente, essi devono esssere in grado di individuare la presenza di sorgenti d’acqua perchè da questo dipende la loro sopravvivenza. Infine, gli stalloni devono poter avvertire il calore della femmina anche da lontano. Chi possiede un cavallo spesso si è reso conto che lo stallone, anche se relegato in scuderia, riesce ugualmente ad avvertire l’odore irresistibile della giumenta sessualmente ricettiva che probabilmente sta pascolando in qualche campo lontano. In questa particolare situazione, l’olfatto dello stallone, è talmente sviluppato che l’animale riesce a individuare la presenza della cavalla persino da una distanza di 800 metri. Per raggiungere il suo scopo il maschio ricorre al “muso di flehmen”, cioè inspira profondamente, poi arriccia il labbro superiore in modo tale da tappare le narici. In questo modo, l’animale riesce a intrappolare l’odore della femmina all’interno delle cavità nasali e a farlo circolare in quella zona. Lì si trovano delle fossette, gli “organi vomeronasali” o “organi di Jacobsen” che sono particolarmente sensibili ai messaggi odorosi degli animali, o feromoni. Grazie a queste sostanze, l’animale non soltanto è in grado di individuare la condizione sessuale e lo stato emotivo dell’esemplare che ha lanciato il messaggio, ma riesce anche a identificare con certezza un altro suo simile. Si può osservare in azione questo sistema di identificazione individuale quando 2 cavalli si incontrano per la prima volta. Decisi a stabilire una forma di contatto sociale, i 2 animali si annusano molto attentamente, concentrandosi particolarmente sull’alito. Questa è una manovra che effettuano avvicinandosi il più possibile e mettendo un naso contro l’altro. Uno dei 2 poi soffia nelle narici dell’altro, inviando in tal modo il suo “biglietto da visita” nelle sensibilissime cavità nasali, dove viene letto e memorizzato. A questo punto il secondo animale produce uno sbuffo: ognuno dei 2 cavalli si è “presentato” e se l’atmosfera è amichevole, ha inizio un rapporto tra loro. La capacità dello stallone di avvertire l’odore della femmina da grandi distanze è però fonte di problemi, nel senso che questa sua prerogativa lo distrae da altre questioni: per es., gli può impedire di vincere una gara. I proprietari di stalloni sono spesso stati costretti a ricorrere a qualche trucchetto per risolvere il problema legato a questo tipo di comportamento. La soluzione più semplice potrebbe essere quella di applicare un olio o una pomata molto aromatica sulle narici dello stallone, perchè il nuovo odore copra quello della femmina. Tuttavia, vi sono alcune controindicazioni a questo metodo, perchè l’uso improprio di tali sostanze aromatiche all’interno delle sensibilissime narici del cavallo può causare una certa sofferenza e danneggiare addirittura le membrane nasali. Le giumente si servono dell’olfatto come sistema per identificare il loro puledro e distinguerlo da quelli di altre femmine. Lo si è potuto dimostrare per mezzo di esperimenti che escludevano la possibilità dell’animale di ricorrere alla voce o alla vista come mezzi di riconoscimento. Questo non significa che la cavalla sia incapace di riconoscere il puledro dal suo aspetto o dalla sua voce, ma semplicemente che quando fa buio ed è tutto tranquillo essa è in grado di identificarlo sentendone l’odore. Per quanto riguarda il gusto, i cavalli avvertono i 4 sapori principali: l’amaro, il dolce, il salato e l’acido. Sotto questo aspetto, le loro reazioni sono simili alle nostre, con l’eccezione della loro maggiore tolleranza per le sostanze amare: un cibo che per noi sarebbe amarissimo, per loro può essere gradevole. Il cavallo è indubbiamente goloso di dolci – chi ne possiede uno lo sa – e ha una predilezione per le zollette di zucchero e le caramelle alla menta. Stranamente, queste “voglie” non sono tipiche dei cavalli più giovani bensì di quelli adulti, probabilmente perchè associate a momenti di particolare amicizia e gratitudine tra cavallo e cavaliere.
QUAL E’ IL GRADO DI ACUTEZZA VISIVA DI UN CAVALLO? La caratteristica più strana dell’occhio del cavallo è la sua grandezza: esso, infatti, è il doppio di quello umano. E’ uno dei più grossi dell’intero regno animale e, anche se sembra strano, supera sia quello dell’elefante sia quello della balena. Esso, inoltre, è provvisto di un sistema speciale di intensificazione della luce, il TAPETUM LUCIDUM, vale a dire di uno strato che riflette la luce sulla retina e consente al cavallo di vedere molto meglio dell’uomo in condizioni di luce insufficiente. Esso, inoltre, conferisce all’occhio dell’animale una luminosità pari a quella dell’occhio del gatto in una notte buia. L’associazione di queste 2 caratteristiche fisiche – la grandezza dell’occhio e il suo strato rilettente – porta a una conclusione inevitabile: il cavallo è un animale notturno. Chiunque abbia studiato la zebre allo stato brado non rimarrà per niente sorpreso da questa affermazione, poichè questi animali sono molto attivi sia all’alba sia al tramonto, quando la luce è fioca, quindi è evidente che in tali condizioni di luce ci vedono molto meglio degli esseri umani. Il fatto è che siamo talmente abituati a considerare il cavallo domestico come un animale diurno da sottovalutare questo aspetto importante della sua vita allo stato brado. Chi ha provato a saltare con il proprio cavallo in una notte di luna piena sostiene che nonostante si tratti di un’esperienza angosciante per l’uomo che la vive, il cavallo sembra non preoccuparsene per niente. Il fatto che il cavallo sia naturalmente attivo durante la notte non significa però che sia pigro durante il giorno. Anzi, è ancora più attivo e, in effetti, si può dire che l’animale è sia diurno sia notturno. Durante le lunghe ore di veglia del giorno e della notte, l’occhio del cavallo scruta continuamente l’orizzonte alla ricerca di eventuali predatori ed è un occhio sensibilissimo, magnificamente progettato per captare il minimo movimento, anche a grande distanza. Persino oggi, dopo aver vissuto per tutta la vita in un mondo completamente al sicuro dai predatori, un cavallo domestico può impaurirsi sentendo frusciare un foglio di carta nel vento, anche se lontanissimo. Nella sua opera di sorveglianza il cavallo è aiutato dall’enorme campo visivo di cui dispone; esso, infatti, riesce a vedere 340° dei 360° che lo circondano, con l’esclusione di 2 soli punti morti: la zona immediatamente di fronte a lui e quella subito ditro il suo corpo. E’ per questo motivo che è molto importante non avvicinarsi a un cavallo da queste angolature, anche se l’animale è docile. La pacca o la carezza di una mano invisibile possono spaventarlo enormemente, perchè l’animale si rende conto all’improvviso della presenza di qualcuno. Avvicinatevi dunque al cavallo sempre di fianco, in modo che possa veredvi chiaramente. Poichè gli occhi del cavallo sono situati sui 2 lati della testa, in condizioni normali l’animale non vede gli oggetti in profondità. Esso, infatti, non è dotato di una visione binoculare e ciò che vede è piatto, un po’ come succede a noi se chiudiamo un occhio. Il cavallo, inoltre, ha una visione molto meno particolareggiata della nostra, però è più sensibile alle variazioni di movimento. Nonostante questa visione laterale, il cavallo è in grado di avere una visione tridimensionale in una zona molto ristretta se direge lo sguardo immediatamente di fronte a sè. Questo “sistema”, però, funziona solo a partire dai 2 metri di distanza dalla testa dell’animale, per via del suo muso lungo. Non è un pensiero molto confortante per chi fa salto ostacoli. Infatti, quando è vicino all’ostacolo, il cavallo vede benissimo con tutti e 2 gli occhi, ma poi all’ultimo momento l’oggetto sparisce dal suo campo visivo. Per usare una frase tipica dell’aviazione, è come se il cavallo ricorresse al “salto strumentale”: infatti, l’animale deve avvicinarsi all’ostacolo e ne memorizza la posizione mentre balza in aria alla cieca. Studiando attentamente il comportamento dei cavalli da salto, si è potuto constatare che spesso cercano di voltare leggermente la testa all’ultimo momento, per avere almeno una visione unilaterale dell’ ostacolo. Non c’è niente di male in ciò, purchè il cavallo non volti la testa troppo presto, nel qual caso perde l’importantissima visione tridimensionale che gli consente di valutare la distanza e di programmare il salto. Per molti anni si è sostenuto che i cavalli non potevano vedere “in technicolor”, ma oggi sappiamo che non è così, anche se in effetti per questi animali i colori sono molto più sfumati che per noi. Sulla base di recenti esperimenti, si è potuto osservare che i cavalli vedono meglio i gialli, quindi i verdi, i blu, e meno di tutti i rossi. In condizioni di luce molto forte, il cavallo restringe le pupille e la sua reazione è notevolmente diversa dalla nostra: la nostra pupilla, infatti, diventa semplicemente più piccola e assume la grandezza di un puntino nero, mentre quella del cavallo si contrae fino a diventare una fessura. Non verticale come quella del gatto, bensì orizzontale. Questa è una forma di adattamento speciale del cavallo, perchè l’animale ha bisogno di spaziare costantemente con la vista. Con la luce forte, le pupille diventano più piccole, ma l’enorme campo visivo rimane sempre lo stesso. FINO A CHE DISTANZA UN CAVALLO VEDE DISTINTAMENTE? La risposta a questa domanda ci viene da una gara tra cavalli arabi rivali ed è davvero sorprendente. Essi, infatti, stabilirono che un cavallo riusciva a identificare chiaramente il suo padrone da una distanza di oltre 400 metri. Come ci fosse riuscito rimane tuttora un mistero, ma si presume che l’animale avesse individuato i movimenti tipici del suo padrone più che le sue caratteristiche fisiche. Comunque sia, questo fatto sta ancora una volta ad indicare che l’occhio del cavallo è un organo davvero sorprendente.
Vaccinazioni: antitetanica annuale ed antifluenzale semestrale
Sverminazione: 3/4 volte all’anno
Tavole dentarie: ogni 1 o 2 anni
-COME SCEGLIERE UNA FATTRICE:
Per prima cosa, deve essere sana e fertile, per cui è vivamente raccomandabile una visita veterinaria rivolta sia all’apparato riproduttivo sia agli altri apparati (….sarebbe un vero peccato se morisse ad esempio al sesto mese di gravidanza, dopo aver pagato anche la monta di uno stallone molto famoso, a causa di una laminite, o per un’insufficienza cardiaca!!! O, peggio ancore se non restasse mai gravida: mi è capitato, ad esempio, di conoscere un signore che vantava di aver acquistato come fattrice una cavalla da salto ostacoli molto importante, che nella sua carriera aveva vinto molte gare internazionali.Questo signore sosteneva:” la madre è molto più importante dello stallone, deve aver fatto delle gare! Pensi che mi prenotano i puledri prima ancora che nascano! Peccato che la cavalla ha dei problemi a restare gravida”…Bhè, penso che per prima cosa una fattrice deve essere fertile (altrimenti possiamo acquistare anche un castrone!).Meglio se la fattrice ha già partorito e senza problemi (rimane gravida subito e partorisce facilmente senza necessità di aiuti), se è una buona lattifera e accudisce il puledro amorevolmente, permettendo all’uomo di maneggiare facilmente lei e il piccolo. E’ poi importante verificare che la cavalla non sia affetta da gravi difetti morfologici che potrebbero essere ereditari..
Poi, a seconda della razza, andremo a verificare i suoi documenti d’origine: ad esempio, per una fattrice da sella italiana andremo a controllare se è di produzione selezionata.
Infine, è importante che la fattrice piaccia all’allevatore, perchè è molto probabile che da quel soggetto nascano dei puledri fenotipicamente molto simili a lei.
-COME SCEGLIERE LO STALLONE:
Lo stallone va scelto in base alla fattrice, non pensando alla compensazione dei difetti, ma al consolidare i pregi della cavalla: ad esempio è sbagliato pensare che se la mia fattrice è mancina di appiombi scelgo uno stallone che sia cagnolo, pensando che così il puledro che nascerà sarà corretto d’appiombi! Dobbiamo valutare bene i pregi della fattrice e cercare uno stallone che abbia gli stessi pregi e ne abbia anche degli altri.
Personalmente, evito sempre i riproduttori grigi, prechè sono soggetti ai melanomi, i quali possono essere più o meno evidenti, ma con l’età compaiono in tutti i soggetti di colore grigio, e questo colore è un carattere dominante.

